Le “mie” donne

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Non so perché, ma ogni 8 marzo sento salire una strana inquietudine: qualcosa che mi impedisce di fare auguri o festeggiare una ricorrenza che pure riconosco essere importante. Sarà per la perdita di senso, per un certo ritrovarsi al femminile fatto di fiori, baci, cene e per qualcuna spogliarelli e ricerca di gigolò ai quali consacrare finalmente l’emancipazione. O sarà perché la mia storia personale è fatta di donne che considero statue, numi tutelari che illuminano molte decisioni della mia vita. Le mie donne sono mani callose, piedi costretti a sopportare il peso. Le mie donne sono schiene spezzate, lunghe notti di lavoro in una casa di riposo, spalle ricurve dopo anni di fatiche. Le mie donne sono la pazienza, la sopportazione delle umiliazioni, la rabbia soffocata che sfociava dagli occhi. Queste mie “statue” non le festeggio, ma le celebro a mio modo tenendole sempre come un esempio, come una lampada a olio quando piomba la notte e non sai dove andare.

C’è mia nonna, che ha fatto l’operaia una vita in una fabbrica di cibi surgelati, e quando andava a casa subiva le umilianioni di un uomo malato e frustrato. E’ stato così fino all’ultimo giorno della sua vita. Mai una carezza, mai una parola dolce, ma urla e umiliazioni. Ricordo che teneva da parte pane e prosciutto per me e i miei fratelli, che non dovevamo sciuparci. All’altra mia nonna è andata meglio: contadina, in viaggio di nozze mio nonno (che invece la onora e ancora la ama) la portò a mietere il grano. La vedo ancora darsi da fare, con la schiena rotta e le mani ferite. Mia madre ha avuto tre figli. Tutti maschi. Finché mio padre ha lavorato ci ha tenuti a bada, quando mio padre è stato messo in cassa integrazione ha iniziato a sgobbare: bidela in una scuola, donna delle pulizie, ora assistente in una casa di riposo. Non ha mai fatto una vacanza: non se l’è mai potuto permettere. E poi c’è la compagna dei miei ultimi 4 anni: uno scricciolo, un vulcano, segnata dal dolore per aver perduto il padre quando era ancora una bambina, mi ha mostrato ogni giorno la perseveranza e l’umiltà e solo oggi, dopo anni di sacrifici, fa il lavoro che merita.

Queste sono le mie donne.

 

Io voto utile

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Ancora una volta, come nel 2008, in questa campagna elettorale i due principali partiti – PD e PDL – hanno riproposto il tema del voto utile. In tv, nei comizi nazionali e nelle remote riunioni di campagna li si è uditi sbraitare contro i soliti “nemici”: per Berlusconi magistrati e “comunisti”, per Bersani lo spettro di Berlusconi.

L’affermazione che un voto sia più utile dell’altro dovrebbe lasciare il tempo che trova, essendo totalmente antidemocratica. Tra l’altro, come il PD sa, non c’è nessuna possibilità che Berlusconi vinca le elezioni. E come il PD sa, e dovrebbero ricordare tutti, con Berlusconi loro hanno governato oltre un anno, smontando lo statuto dei lavoratori, creando 350mila esodati, approvando la vergogna del Fiscal Compact, votando per l’acquisto degli inutili (ma costosissimi) Caccia F35. Quale utilità hanno portato ai cittadini queste misure?  Va da sé inoltre che per nessuna ragione un voto deve essere utile all’eletto, ma che lo debba essere semmai per l’elettore. Ad ogni modo chi si fregia – nel nome – del “titolo” di democratico la pensa diversamente, ritenendo che la governabilità sia un valore assoluto, comunque vada e a qualsiasi condizione.

Per me non è così. E il mio voto – utile per me – andrà a Rivoluzione Civile. Perché, al netto delle inutili polemiche su Ingroia, ha un programma che mi rappresenta molto (Totalmente? No, è chiaro): patrimoniale, no alla Tav, rinegoziazione del Fiscal Compact, blocco delle spese militari, ritiro delle truppe in guerra, ripristino del contratto di lavoro a tempo indeterminato come regola (e non come rara eccezione), lotta alla mafia e ai grandi corruttori (e ricordo che è in questo senso che va interpretata la legalità che noi auspichiamo, non certo per mettere in galera chi manifesta e protesta anche con molta rabbia) ecc ecc….  Naturalmente non sono nato ieri e so bene che nella pattuglia di parlamentari che eleggeremo potranno esserci dei “traditori”, ma non per questo intendo rinunciare al voto. Sono convinto che se ha un senso questa croce su “Rivoluzione Civile”, quel senso sia aver gettato un seme. Da questo seme spero che rinasca in tutta Italia un movimento forte, chiaramente finalizzato a cambiare questo modello di sviluppo, che ci hanno detto essere l’unico possibile. Un movimento anticapitalista (curiosità: questa parola mi è stata sottolineata di rosso, come fosse inesistente, ndr). Perché accada sarà necessario che i nostri siano coerenti, anche nel denunciare le schifezze che fino ad ora, per 5 anni, abbiamo ignorato quotidianamente, essendo il più delle volte passate con il consenso di tutti e nel silenzio generale: ad esempio il Fiscal Compact. Anche da questo si genera la possibilità di organizzarsi e ricominciare a marciare verso una direzione alternativa, uscendo dai binari nei quali finora ci hanno obbligato a correre.

Ecco, per me questo voto a Rivoluzione Civile sarà utile per questo.

Solidarietà a Barbara D’Urso

Schermata 11-2456259 alle 14.07.07-2Solidarietà a Barbara D’Urso, attaccata dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio Bruno Tucci per l’intervista di ieri a Silvio Berlusconi. Intervista brutta, grezza, con domande  a dir poco imbarazzanti: la più scomoda dev’essere stata quel “Presidente, mi si è fidanzato” al quale Papi ha risposto “Sì”, senza esitare.  Silvio ha finalmente messo la testa a posto.

Solidarietà a Barbara D’Urso, improvvisamente diventata agli occhi dell’ODG un cattivo esempio di giornalismo. “Quanti sono – chiede Tucci – i giornalisti di Mediaset? Voglio dire tra Canale 5, Rete 4 e Italia 1? Piu’ di cento, piu’ di duecento? Non lo so. Comunque tanti e tutti bravi, se non eccellenti. E molti di questi iscritti all’Ordine del Lazio che ho l’onore di presiedere. Ebbene, come mai l’ex premier Silvio Berlusconi è stato intervistato lungamente nel pomeriggio di domenica da una presentatrice, bravissima nel suo lavoro, ma assolutamente estranea al nostro mondo?“. Come fosse la prima volta che un “estraneo al mestiere” realizza un’intervista.

E ancora, Tucci prosegue: “Che cosa ne pensano i colleghi, come ad esempio Clemente Mimun, direttore del Tg5, e cioè della testata che spesso riesce a superare negli ascolti persino il Tg1? Non ritiene che questo sia uno schiaffo non solo a lui, ma a tutti i redattori del suo telegiornale? Come presidente dell’Ordine del Lazio (che insieme con la Lombardia ha il maggior numero di iscritti) protesto in modo vibrato rivolgendomi anche al segretario ed al presidente della Federazione della Stampa (il nostro sindacato), affinché violazioni del genere non si ripetano mai più in futuro, alla vigilia di un’aspra e delicata campagna elettorale”.

Solidarietà a Barbara D’Urso, perché l’Ordine dei Giornalisti la considera incapace al cospetto dei “draghi” di Mediaset: come non inchinarsi di fronte alle inchieste di Studio Aperto o del TG5? Come non invidiare a queste testate il lavoro “scomodo” alla ricerca di balene spiaggiate, tanga brillantinati, cani  parlanti. Oppure le coraggiose interviste finora fatte a squali del calibro di Mario Monti, Mario Draghi, Pierluigi Bersani. Bene, solidarietà a Barbara D’Urso perché io non la considero meno “graffiante” di Clemente Mimun, Mario Giordano e Paolo Liguori. Cani da guardia di questo brandello di carne che è diventato la democrazia. Cani che al brandello ogni tanto staccano un pezzo.

Solidarietà a Barbara D’Urso, quindi, anche perché il suo lavoro è stato encomiabile al confronto di quello di tanti altre reporter “embedded”. In fondo l’ha ammesso lei stessa: “Sono una di famiglia”. Un applauso alla sincerità. Solidarietà, perché c’è qualcuno che pensa che Bruno Vespa, giornalista professionista, sarebbe stato più professionale in un’intervista a Berlusconi. E anche perché l’altro lato della medaglia ci propone, magari, quel Floris antiberlusconiano Doc, ma ligio alla logica del bipolarismo, che mai in una sua trasmissione si è scomodato ad invitare qualche voce radicalmente fuori dal coro. Se non sei del Pdl, sei del Pd. Per non parlare del giornalista professionista  Claudio Pagliara, che da un lussuoso hotel di Tel Aviv ci ha fatto sapere che Israele innaffiava con fosforo bianco i cittadini di Gaza per “legittima difesa”.

Solidarietà a Barbara D’Urso, perché almeno qualche domanda l’ha fatta. Oltre un anno fa il quotidiano La Repubblica ci propinò le virtù salvifiche di un signore  di nome Mario Monti, che in meno di 400 giorni è riuscito ad abbattere, insieme allo spread, molti diritti dei cittadini, conquistati in un secolo di lotte. Così curarsi costerà di più, studiare anche. Lavorare in fabbrica a 1200 euro al mese sarà un lusso. Si potrà godere della pensione a 70 anni, già vecchi e malati, mentre i giovani continueranno a spedire curriculum inutilmente ovunque. E anche il debito pubblico è aumentato, perché Super Mario ha dovuto finanziare le banche greche e spagnole coi nostri soldi. Ma da Ezio Mauro quante critiche a Monti avete letto sul suo quotidiano?

E chissà chi sono i giornalisti professionisti, iscritti all’Ordine, di cui l’ex dirigente dell’Eni Scaroni dice: “Da quel che ho potuto verificare di persona l’Eni paga molti giornalisti attraverso le consulenze ed alcuni addirittura li aiuta a sistemarsi, a fare carriera nei giornali ed in televisione in modo che poi abbiano un occhio di riguardo”. E poi: “Pensi che i più importanti quotidiani italiani inviano anticipatamente all’ufficio stampa dell’Eni gli articoli che riguardano l’azienda”. 

Insomma, solidarietà a Barbara D’Urso. Al confronto con certa gente, che l’Ordine dei Giornalisti difende a spada tratta, è una con due palle così.

Il ritorno di Berlusconi e il porno-party ad Arcore

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ARCORE  – Il presidente arriva sorridente, come ai bei tempi: indossa un pullover nero, pantaloni di velluto e ciabatte di pelle umana rialzate. Discende l’ampia scalinata, tenendo tra le mani un vassoio d’argento contenente una dozzina di Calippo.

Ad attenderlo nell’ampio salone, con lo sguardo da cagne affamate, sta un gruppo di ragazze. La più anziana avrà 35 anni. La più giovane 15, ed è sua figlia. Al bando le traditrici che negli ultimi tempi l’hanno dato per morto, o infangato ai processi: stavolta a Emilio Fede è toccato smanettare su un sito di incontri per scapoli e dare un generico appuntamento a Piazza Loreto a tutte di in cambio di un posto al catasto, o alla Conad. I tempi delle vacche grasse sono finiti: il Presidente ha capito che ad esser troppo buoni si passa per fessi, e momentaneamente ha sospeso le assunzioni come soubrette, o le candidature nelle liste del partito. La fedeltà sarà il banco di prova per future carriere rampanti.

La tutor delle fanciulle è Mara Carfagna, garante delle pari opportunità di tutte le presenti. Il Presidente si è consultato con il suo staff e ha deciso che dentro ogni Calippo fosse depositata una spilla d’oro, a forma di farfallina, da donare a tutte le astanti, che avrebbero dovuto consumarlo prima con fare provocante, poi catturare il prezioso dono.

“Ringrazio gli amici di sempre – attacca il Presidente – per aver organizzato questa festa, in onore alla mia discesa in campo”. Nella sala si alza un applauso. Seduti come chierichetti lungo le pareti, stanno Cicchitto, Gasparri, Capezzone e Lele Mora. Alfano è stato messo in castigo in un angolo, a riempire tre quaderni scrivendo di seguito “io non sono nessuno”. “I comunisti sono stati anche stavolta preziosi alleati. Grazie a loro potremo promettere di abbattere l’auterità e tornare alla prosperità. Come nel 2001 potremo promettere meno tasse per tutti e incolpare i nostro soci del PD dei disastri dell’ultimo anno”.

Quando la festa entra nel vivo le 12 donzelle si trascinano, ubriache fradice, in uno spogliatoio. La solerte Carfagna consegna loro delle maschere: c’è Monti e c’è la Merkel, alle quali è stato ordinato di pomiciare senza interruzioni. Ci sono Bersani e Casini, che dovranno ballare insieme intorno a un palo. Ci sono Napolitano e Ingroia, col primo che brandisce un frustino sulla schiena del magistrato. Poi ci sono un poliziotto e un manifestante, e il primo dovrà bastonare il giovane. Su tutto questo, una fanciulla mascherata da Luca Telese commenterà che la violenza “è da stronzi”.

Intorno al tavolo gracchiano le risate dei “colonnelli”. Gasparri brandisce una bandiera del fascio. Cicchitto getta sul tavolo un volume de Il Capitale, sul cui fianco ha scritto “W la figa”. Alfano piange, nel solito angolino. Ci sono altri invitati, che non riconosco. Osservano, e mentre con la mano destra afferrano polpacci e caviglie delle ragazze, con la sinistra si toccano eccitati. Tutta la sala puzza di carne sudata. L’aria è irrespirabile e ammorbata dall’orchestra di Umberto Smaila.

Io assisto a tutto questo. Immobile, silenzioso. La mia immagine riflessa sullo specchio è un volto pallido, madido di sudore. Vedo il Presidente afferrare la mano di madre e figlia, poi alzarsi e dirigersi verso una porta, sorvegliata da due corazzieri dei carabinieri. Veri, non in maschera. Lo vedo entrare, spingere le due su quello che deve essere il letto di Putin, poi ingoiare delle compresse, pettinarsi e capelli trapiantati e iniziare a spogliarsi. Lo sento promettere un posto fisso all’Ipercoop di Brescia e una laurea in scienze della comunicazione. Le donne hanno il rossetto sbavato: sono vestite squallidamente, con una sorta di boa intorno al collo e biancheria intima consumata, sgualcita, e piangono. Sognavano qualcosa di più di una laurea e un’assunzione da cassiera. Sognavano di sistemarsi, finalmente. Vedo il presidente sfilarsi il pullover, poi precipitare dalle pantofole di pelle umana, togliersi i pantaloni e mostrare alle due, terrorizzate, le mutande con la scritta laccata d’oro “Mi consenta”, sul davanti e ricamate le iniziali S.B. L’uomo ha il ventre flaccido, le gambe rinsecchite, e quando si avvicina al letto inciampa nel tappeto (una pelliccia di leone)…

A scuotermi dall’incubo è la sveglia del mio cellulare. L’Internazionale comunista:

In piedi, dannati della terra,
In piedi, forzati della fame!
La ragione tuona nel suo cratere,
È l’eruzione finale.
Del passato facciam tabula rasa,
Folle, schiavi, in piedi! In piedi!

Io ero con i No Tav arrestati. Vi racconto come sono andate davvero le cose

                                                                                                                                                                       Questa mattina la Digos di Torino ha fatto scattare arresti e perquisizioni nei confronti di cittadini impegnati nella lotta No Tav, in quattro regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia e Trentino. In un articolo, il giornalista diRepubblica Meo Ponte spiega:

Due persone sono state messe agli arresti domiciliari per l’aggressione ad una troupe di giornalisti e altre 17 misure (7 arresti domiciliari, 4 divieti di dimora a Torino e 6 obblighi di firma) per l’episodio della Geostudio, in cui sono coinvolti per la maggioranza esponenti dei due centri sociali torinesi Askatasuna e Gabrio. 

Anche i quotidiani La Stampa e il Corriere riportano la notizia. In particolare, quella dell'”occupazione” (durata in realtà solo un’ora) alla ditta Geovalsusa viene raccontata come un’irruzione violenta di un gruppo di facinorosi appartenenti a centri sociali.

Io c’ero. Mi trovavo in Val di Susa come giornalista, per raccontare l’esperienza di lotta popolare dei No Tav. Di quella settimana a Chiomonte ho scritto in un articolo.

Ho assistito anche alla cosidetta “irruzione” alla ditta Geovalsusa: unico giornalista presente, insieme al collega Alessandro Fiorillo. Al momento dell’ingresso nella sede dell’azienda non c’erano uomini della Digos, né altri testimoni, e neppure i cronisti di Repubblica, Corriere e La Stampa.

Dipinta come un’azione violenta realizzata dei soliti “facinorosi” dei centri sociali torinesi, in realtà ha visto la partecipazione pacifica di decine di persone di ogni età ed organizzazione politica o sociale. L’azione si è svolta a volto scoperto, suonando il citofono e facendosi aprire. Una volta entrati, è stato srotolato uno striscione ed accesi un paio di fumogeni rossi. Nessun danno è stato arrecato agli oggetti dello studio. Nessuna minaccia ai dipendenti che, anzi, hanno amabilmente chiacchierato con i militanti No Tav presenti. Sono stato personalmente invitato da un’ingegnere della ditta a “lasciar perdere la Val di Susa”: “Ma perché non vai nella palestra sotto: c’è un gruppo di donne cinquantenni single che non vede l’ora che gli facciate un’incursione”. Evidentemente non c’era nessuna tensione. Polizia e carabinieri sono arrivati dopo una quarantina di minuti ed hanno fotografato e ripreso con una telecamera tutti i presenti. Da quelle immagini sono state fatte le identificazioni che hanno prodotto i provvedimenti legali nei confronti dei No Tav.

Il Movimento No Tav ha immediatamente rivendicato l’azione con un comunicato sul suo sito, in cui tra l’altro si legge:

La contestazione di oggi alla Geovalsusa Srl ha diverse ragioni, una delle quali è quella per cui essa è complice della militarizzazione e della devastazione del territorio che a partire del 27 giugno 2011 continua ed essere imposta alla Val di Susa. Per “territorio militarizzato” intendiamo la presenza in Valle di centinaia di uomini delle forze dell’ordine, lautamente pagati, a controllare e asfissiare gli abitanti della valle, impedendo l’accesso alle loro terre e la libera circolazione sul territorio. Militarizzazione è la creazione di un sito strategico nazionale laddove è in corso la protesta legittima di una popolazione intera, ma lo è anche la nuova strategia adottata della questura dei “fogli di via”, provvedimenti del prefetto con i quali a numerosi No Tav viene impedito l’accesso alla Val di Susa per motivi di ordine pubblico.

All’indomani dell’azione non si sono fatti attendere i commenti di esponenti politici di spicco. Stefano Esposito, deputato piemontese del PD, tuonò: “Non è solo un’azione dimostrativa, ma un’autentica intimidazione in stile mafioso nei confronti di un’impresa per il solo fatto di aver espresso interesse a partecipare a un appalto relativo alla Tav, cosa del tutto normale in un momento di crisi come quello attuale”. Il segretario regionale del partito, Gianfranco Morgando, commentò: “Ancora una volta siamo di fronte a un’azione che travalica la legittima manifestazione di dissenso e si traduce in un comportamento violento e intimidatorio“. Per il deputato del Pdl Osvaldo Napoli “le intimidazioni di questi professionisti dell’anti-istituzione sono ormai un vero attacco allo Stato“. Per questi signori l’azione alla Geovalsusa, pacifica e a volto scoperto, rappresenta un “attacco allo stato, in stile mafioso”.

E tra i “sobillatori” votati all’eversione contro lo Stato Democratico che stamattina hanno subito provvedimenti c’è anche Patrizia Soldati, signora sessantenne, cuoca in un asilo: “Sono venuti a prelevarmi a casa stamattina alle 7, in cinque: tre uomini della Digos e due poliziotti in divisa. Io faccio la cuoca in un asilo, gli ho spiegato che sarebbe stato un problema per in bambini non ricevere il pranzo se io fossi stata trattenuta tutto il giorno. Sono stata portata in questura e identificata: mi sono state fatte foto segnaletiche e prese le impronte digitali. Ho letto velocemente su un foglio che sarei accusata – come tutti gli altri presenti quel giorno – di “violenza”. Mi è stato dato un provvedimento di “divieto di dimora” a Torino, ma ad altre persone addirittura gli arresti domiciliari. Naturalmente sono serena. Rivendico di aver partecipato all’azione pacifica alla Geovalsusa”.

Non è un caso che tra pochi giorni, il 3 dicembre, si terrà una grande manifestazione a Lione. Secondo il Movimento No Tav gli arresti sono un chiaro atto intimidatorio, volto a criminalizzare chi dissente dalla costruzione della linea ad alta velocità.

La lutte No Tav : stratégie et histoire d’une lutte populaire

Ritroverai parole Tu retrouveras des mots
oltre la vita breve au délà de la vie breve
e notturna dei giochi, et nocturne des jeux,
oltre l’infanzia accesa. au delà de la force de l’enfance.
Sarà dolce tacere. ça sera doux se taire.
Sei la terra e la vigna. Tu es la terre et le vignoble.
Un acceso silenzio Un silence intense
brucerà la campagna brulera la campagne
come i falò la sera. comme des feux le soir

Cesare Pavese Cesare Pavese

Nous sommes allés au camping Notav installé depuis deux mois et demi à Chiomonte. Nous avons participé à des assemblées, appuyé ou proposé des initiatives, cuisiné, nettoyé et marché coude à coude à des centaines de femmes et hommes, jeunes et vieux de la vallée. Chaque geste du quotidien s’est déroulé sous le signe de la participation collective. Nous avons rencontrés des camarades qui ont tout quittés et sont venus vivre ici, des jeunes qui ont traversé l’Europe en vélo pour venir ici, des anciens qui luttent depuis des années pour défendre cette terre magnifique et profanée. Nous avons vécu en première ligne le miroir déformant des médias, le gouffre entre réalité et récit. Nous avons décidé d’interviewer Patrizia Soldati (pour les camarades juste Pat), splendide dame – résidente en Val de Suse, cuisinière dans une maternelle et à domicile – qui lutte pour sa terre et nous a enseigné à quel point l’on peut être (et l’on doit être) jeune et combatif à toute âge.

Quand as-tu commencé à t’intéresser à la question de la Tav et à participer à la lutte ?

J’ai assisté à la première assemblée en 1996 en tant que villageoise, mais c’est à partir de 2004 que j’ai commencé à participer activement au sein des associations et comités de la Val Suse.

Est-ce que tu peux nous raconter ces deux mois et demi de camping autogéré No Tav? Quelles ont été les difficultés majeures et quelles satisfactions ?

Ces deux mois et demi ont été certes très fatigants physiquement, mais ils ont surtout été extrêmement riches. Richesse (non monétisable évidement) amenée par le très grand nombre de personne qui ont voulu participer à la lutte, ne serait-ce que dans la pure et simple gestion du camping. Un extraordinaire et continu échange de compétence et créativité.

Le moment de l’assemblée générale est, à l’intérieur du camping, le plus important de la journée. On s’assoit en cercle, on se regarde, on y organise les actions, on y discute ce qui ne va pas et nécessite une amélioration, on y planifie les tours de cuisine et nettoyage. Cette vie communautaire est sans doute un des meilleurs collants pour le mouvement, c’est ainsi que l’on conquiert la confiance du voisin, que l’on part et l’on revient tout ensemble. Est-ce tu pourrais nous raconter l’importance de cette pratique au sein du camping ?

Tous les après-midi au camping se tient une assemblée, c’est un moment fondamental de discussion. C’est l’occasion pour expliquer aux nouveaux arrivants les règles, mais c’est aussi le lieu pour lancer des initiatives, de manière ouverte et non hiérarchique. Chacun peut y participer, dire ce qu’il pense. Les décisions sont prises de manière consensuelle. Sans l’ombre d’un doute il s’agit du moment le plus important de la journée. Et c’est aussi la preuve qu’une communauté autogérée et composée des typologies les plus disparates de personnes peut d’organiser de manière efficace.

En effet au camping il suffit de regarder autour de soi pour y rencontrer des personnes de tous les âges, provenant de l’Italie tout entière et même de l’étranger. Il y a ceux qui participent depuis des années, il y a ceux qui amènent leur propre contribution peut-être que depuis quelques jours et pourtant ce qui est le plus frappant c’est que chacun est écouter de la même manière, que les idées de tous sont discutées et évaluées avec la même attention, il n’y a pas de hiérarchie à l’intérieur du mouvement. Malgré cela de nombreux choix sont effectués quotidiennement de nombreux, sans recourir au vote, sans une majorité qui écraserait une minorité, des décisions qui réussissent à tenir tout le monde tous ensemble. Est-ce que cela te semble un aspect particulier du mouvement No Tav, un de ces points forts?

Nous considérons que l’opinion de la majorité ne doit pas écraser celle de la minorité : c’est une méthode que nous nous sommes fixés depuis le début et qui nous a permis de rester unis, d’éviter les scissions. Nous pensons que l’assemblée est le moment pour discuter et trouver un accord qui respecte et englobe dans les décisions les instances de chacun, ceci en respectant certaines « règles » de base qu’il est indispensable de partager.

La fin de l’été annonce la fermeture du camping, quelles sont les perspectives et les stratégies pour maintenir le mouvement fort et uni pendant cet automne et hiver qui s’annoncent très mouvementés ?

Il est certain que nous continuerons avec les campagnes déjà lancées, c’est-à-dire celle contre la militarisation de la Val de Suse, celle contre les entreprises qui ont gagné l’appel d’offre du chantier de la Tav et y travaillent. Sans oublier la présence physique aux abords du chantier et notamment en Clarea pour empêcher l’activité à l’intérieur du chantier.

A sarà düra”1 est un des slogans du mouvment NoTav … en effet les travaux du chantier avancent au ralenti, la répression militaire au lieu d’affaiblir le mouvement (à travers par exemple le « fogli di via »2) semble le renforcer. Les initiatives et les projets fleurissent et le mouvement semble s’internationaliser toujours plus. Les No Tav ont réussi à se transformer et se renouveler avec le temps, comment voyez-vous le futur de la lutte No Tav? Pourquoi allez-vous vaincre ?

La principale transformation qui est en cours est une amplification de la lutte. Celle-ci ne regarde plus spécifiquement la ligne grande vitesse Lyon-Turin, mais en général tous les grands projets fondés sur le gaspillage de l’argent publique – et l’on parle de dizaine de milliards d’euros – sans aucune utilité pratique pour les citoyens. Je crois que ce développement est en ce sens inévitable malgré une répression toujours plus forte, et je crois que les personnes prendront toujours plus conscience de la manière dont ces grands projets sont décidés.

A ce propos, qu’est ce que le Patto di Mutuo Soccorso3?

Il s’agit d’une sorte d’union entre les différents mouvements de lutte en Italie qui permet à chacun de s’aider et de demander du soutien dans les moments difficiles. Ainsi si un mouvement contre une décharge publique demande de l’aide au pacte d’entraide, il trouvera partout des mouvements pour lui prêter main forte et participer à la lutte.

Qu’est ce que vous répondez à ceux qui accusent le mouvement No Tav d’être conservateur puisqu’il empêche le progrès amené par une nouvelle voie ferrée à grande vitesse?

Je leur réponds qu’ils devraient se demander quel est le sens de la parole “développement” et “progrès”. Nous ne donnons aucun crédit à ces deux concepts s’ils sont catapultés du haut, car pour nous le développement n’est pas le pillage des biens communs en vue de l’enrichissement de quelques privilégiés.

Comment avez-vous discutez la question de la violence et non-violence qui a si souvent divisé d’autres mouvements de lutte populaire ?

Nous avons toujours renvoyé à l’expéditeur chaque tentatives de nous diviser entre “méchants” et “bons”. Il est évident que les modalités de lutte évoluent, changent de niveau, mais c’est un changement imposé par la « contrepartie » qui réprime à coup de matraques et de gaz CS. Nous avons toujours demandé d’ouvrir une discussion publique sur la question de l’utilité de ce projet. Mais cela n’a jamais été le cas. Un problème politique a été transformé en une question d’ordre publique allant de paire avec la militarisation massive du territoire. Cela étant dit, il est inacceptable de comparer le jet de pierre ou de peinture aux lacrymogènes tirés à hauteur d’homme. Il est clair que plus les forces de l’ordre élèveront le niveau du conflit et plus nous réagiront. Au fond nous n’avons pas beaucoup d’armes : l’information – à travers internet, le tractage et les initiatives en toute Italie – et parfois lorsque nous sommes attaqués, le jet de quelques pierres. Mais tout cela nous ne le considérons pas violent.

Ces derniers jours se sont succédés des initiatives importantes pour le mouvement : des trous dans les barbelés coupés, des occupations des entreprises Si Tav. Comment la décision a-t-elle été prise ?

Ces actions sont simplement proposées par quelqu’un, puis éventuellement acceptées par ceux qui décident d’y participer – à visage découvert, de manière pacifique dans le cas de l’occupation de la Geovalsusa. Il s’agit d’actions politiques et non de pur vandalisme ou “terrorisme” comme le narre les journaux. Elles nous servent pour dénoncer la situation telle qu’elle est aujourd’hui réellement. Par exemple dans le cas de la Geovalsusa, leur complicité avec le front SiTav.

Ces dernières ont été dépeintes comme des actions “squadriste”4, mafieuses par les journaux nationaux tels que La Repubblica et La Stampa. Qu’en penses-tu ?

Le mouvement ne se reconnaît pas du tout dans ces définitions, notamment parce que toutes ses actions ont toujours été explicitées et revendiquées. Cela fait 20 ans que nous demandons de nous confronter publiquement sur les données scientifiques en notre possession. Données démontrant que le Tav est une folie. Ces dernières proviennent des très nombreuses études et recherches menées par économistes et techniciens qui gratuitement ont mis leur énergie et leur savoir-faire à disposition du mouvement. Nos requêtes ont été systématiquement ignorées, c’est pourquoi à ce stade il ne nous reste plus qu’à agir tel que nous le faisons aujourd’hui. Quant aux journaux du type de La Repubblica et La Stampa, leur seul réaction possible est la diffamation étant donnée que leur position ne tient pas sur le plan technique.

Les journalistes des grands titres de presse ne sont jamais entrés au camping ? Il ne se sont jamais intéressés à votre point de vue ?

Il ne me semble pas que cette dernière année des journalistes mainstream italiens soient venus découvrir ce qu’est vraiment le mouvement No Tav. Ou du moins s’il sont venus ils ne se sont pas fait reconnaître. L’année dernière en revanche, durant la Libre République de la Maddalena, certains journalistes étaient venus visiter ; et ils ont eu carte libre et une totale liberté d’action et de mouvement.

Quelle est la stratégie médiatique du mouvement? De quelle manière une lutte populaire peut se communiquer avec l’extérieur, en contrastant les médias officiels?

Le communiqué de presse est le seul instrument pour l’instant que nous avons à disposition lorsque des informations mensongères et diffamatoires circulent à notre égard. Toutefois nous nous efforçons aussi d’exploiter au mieux les possibilités offertes par internet, afin que toute personne intéressée par nos initiatives puisse avoir des informations sans difficulté. Clairement, une discussion sur les stratégies à adopter pour contrecarrer les fausses nouvelles est en cours.

Il y a deux jours le chantier de la tav a été attaqué avec des jets de pierre et de peintures contre les militaires et les ouvriers. Comment un mouvement de gauche a pu en arriver à s’opposer au travail des ouvriers. Que répondez-vous à ceux qui expliquent qu’ils « travaillent pour manger » ?

C’est une question très épineuse, surtout pour ceux, très nombreux, qui comme moi pensent que les travailleurs doivent être défendus et soutenus. Toutefois le mouvement a décidé d’attaquer, avec des actions symboliques et non violentes (tel que le jet d’œufs et de peinture), ceux qui prêtent main forte à la construction de la Tav, en considérant que chacun est complice de la dévastation en cours et que les exigences personnelles (le besoins de manger) ne doit pas prendre le dessus sur les besoins de la collectivité. Nous sommes conscients qu’il s’agit de méthodes drastiques, mais nous croyons en une prise de conscience des travailleurs.

1 « Ca va être dur » en français.

 

2 Interdiction d’accès à un territoire (qui peut être aussi sa propre ville de résidence) décider par la préfecture sans nécessité l’autorisation préalable d’un juge.

 

3 Pacte d’entraide.

 

4 A modalité fasciste.

 

Il Nobel Obama e le guerre segrete: 24 ore dopo la sua rielezione un drone uccide tre uomini nello Yemen

Non erano trascorse neppure 24 ore dalla sua rielezione a Presidente degli Stati Uniti, che Barack Obama (premio Nobel per la pace) ha ripreso con vigore le operazioni di “secret war” che l’esercito americano sta tenendo in Pakistan, Yemen e Somalia con l’ausilio dei droni. AgoraVox ne raccontò i retroscena in questo articolo.

In particolare, dopo un periodo di relativa calma (probabilmente legato alla campagna elettorale) i Predator statunitensi hanno portato a segno un attacco in Yemen mercoledì 7 novembre, causando tre morti e tre feriti (tra i quali un bambino).

L’aereo senza pilota ha aperto il fuoco su un veicolo nel quale viaggiava Adnan al-Qadi, militante già conosciuto agli Stati Uniti perché sospettato di essere uno degli attentatori dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Sanaa nel 2008. Insieme a lui c’erano e le presunte guardie del corpo – Rabiee Lahib e Radwan al Hashidi. Nei paraggi si trovavano anche dei civili, che sono rimasti feriti nell’esplosione.

La notizia non è stata confermata dalla casa Bianca, coerentemente con quanto avvenuto finora rispetto a queste operazioni di “secret war”. Tuttavia poche ore dopo l’attacco – avvenuto di notte – proprio alcuni media yemeniti riportavano la notizia (qui qui).

Quello di Adnan al-Qadi sarebbe stato dunque un omicidio mirato a un uomo sospettato di essere legato a cellule di Al-Qaeda: se è vero, perché non è stato sottoposto a un regolare processo? E perché non è stato consegnato alle autorità yemenite?

L’attacco del 7 novembre potrebbe essere la dimostrazione che la Presidenza Obama non intende “cambiare marcia”, rinunciando alle operazioni militari più o meno segrete in tutto il mondo. Proprio pochi mesi fa il Premio Nobel era stato fortemente criticato per la sua decisione di ridefinire il termine “civili”, escludendo da questa categoria tutti gli uomini in età militare: solo un’indagine postuma avrebbe dovuto certificarne lo status di “non combattenti”. Naturalmente questo provvedimento ha visto scendere il numero di “vittime civili” delle operazioni dei droni, che improvvisamente hanno scovato centinaia di guerriglieri e terroristi in Pakistan, Yemen e Somalia.

Un dossier di The Bureu Investigates (composto da un team di giornalisti investigativi) sta costantemente monitorando l’andamento delle “guerre segrete” degli Stati Uniti. In Pakistan, dal 2004 ad ora, gli attacchi dei droni sono stati 350: l’ultimo il 24 ottobre scorso. Il numero di vittime non è chiaro, ma variabile tra un minimo di 2.586 a un massimo di 3.375, dei quali sicuramente 176 bambini.

In Yemen le operazioni segrete sono iniziate nel 2002 e, benché in numero nettamente inferiore rispetto al Pakistan, gli attacchi sono stati tra 53 e 63, con 163 morti civili. Per quanto riguarda laSomalia gli attacchi (da 10 a 23) hanno causato non meno di 58 morti.

Quand’anche si trattasse di “vendetta” verso Al-Qaeda dopo l’attentato dell’11 settembre, il numero di vittime (calcolando solo quelle causate da attacchi di droni) sarebbe ormai quasi il doppio rispetto agli americani morti nel crollo delle Torri Gemelle. Una vera e propria rappresaglia.

Proprio il 29 maggio scorso il Wall Street Journal rivelava il tentativo di Obama di vendere all’Italia armamenti per i droni utilizzati dal nostro Paese in Afghanistan. Non se ne è saputo più niente, né l’opinione pubblica italiana o i candidati premier del centrosinistra sembrano interessati alla guerra in corso in quella terra lontana.