Ho iniziato a scrivere un racconto (la storia di un “povero vecchio diavolo”…). Vado avanti?

PREMESSA: questa è solo una bozza di un breve racconto che iniziai a scrivere parecchi mesi fa, col vento in poppa e colto da una rarissima vena di creatività che si estinse in pochissime ore, ahimé. L’ho abbandonato lì, come molte altre cose… spero di poterlo concludere e che a questo ne seguano altri. Se qualcuno vuole, mi dica cosa gliene pare e se è il caso di andare avanti…

Nonno Palmiro si tirò su dal letto di buon’ora. Come al solito. Alzò la serranda della sua povera camera da vecchio: il bagliore delle dieci del mattino del 14 agosto lo scosse. Guardò fuori: sull’asfalto liquido navigavano rare automobili. Un cane trascinava le zampe verso la fontana. Un senegalese stava accovacciato all’ombra di un pino: lui, africano, sembrava l’unico a suo agio in quella calura opprimente da Savana.

Nonno Palmiro si sedette sul letto. Aveva la canottiera inzuppata di sudore, la fronte imperlata. Afferrò dal comodino da vecchio la vecchia dentiera e gli occhiali, poi si diresse verso la cucina ansimando già abbondantemente.

La stanza era deserta e bollente. “Che strano – pensò – che nessuno sia ancora in piedi”. Si sedette. Afferrò dal tavolo un biglietto con su scritto “per nonno Miro”. Aprì e lesse: “Caro nonno, siamo partiti per le vacanze, torneremo tra due settimane. Ti abbiamo lasciato dei soldi e da mangiare in frigo. Ricorda di prendere le compresse per la pressione, con questo caldo, e non uscire di casa. Non farci stare in pensiero. Bevi molta acqua. Ti vogliamo bene. Tuoi, Alberto e Chiara”.

Erano partiti per le vacanze senza dir nulla. Lasciando un biglietto. Nonno Palmiro controllò in una busta. C’erano i soldi, 20 euro, che gli sarebbero dovuti bastare per due settimane. Poco, “ma io che ho fatto la guerra saprò come arrangiarmi”. Aprì fiducioso il frigo: mezzo limone, una bottiglia di Sprite, un pezzo di formaggio andato a male. Il resto era deserto. Nonno Palmirò bestemmiò animatamente. Abbandonato il 14 agosto con 20 euro in tasca, il frigo deserto, la città desolata, una calura opprimente. Per un attimo pensò “questi bastardi vogliono ammazzarmi”, poi si persuase. Perché avrebbero dovuto farlo? Non aveva nulla da lasciargli in eredità, fatti salvi i mobili della camera da vecchio, la dentiera e gli occhiali.

Poche storie, toccava arrangiarsi. Accese la tv. Davano la notizia di interminabili code sulle autostrade, di rocamboleschi incidenti, di cani abbandonati e di vedove arzille sgambettare all’acquagym, l’ultima tendenza dell’estate. Cambiò canale: l’ennesimo tg ricordò agli anziani di bere molta acqua e mangiare verdure fresche. E rimanere chiusi in casa, che un caldo del genere altrimenti li avrebbe stesi. “Colpa del buco dell’ozono – spiegò il giornalista – e dell’inquinamento umano. Raccomandiamo agli anziani di non rimanere mai soli e non uscire nelle ore centrali della giornata”. Ancora una volta nonno Palmiro bestemmiò.

Bisognava studiare una strategia. Due settimane sarebbero state lunghe, ma lui che era sopravvissuto alla guerra in Libia se la sarebbe certamente cavata. Spalancò il frigorifero. Afferrò il formaggio andato a male. Con il coltello raschiò via la muffa, poi lo ripose al suo posto come un prezioso bottino conquistato al prezzo di indicibili fatiche. Quel formaggio non sarebbe bastato, inutile illudersi. Bisognava rimediare altro.

Scese in strada. Il sole picchiava a piombo sulla sua testa. Anche il senegalese era sparito. Le cicale cantavano, un allarme ululava in lontananza. Sui balconi dei palazzi i condizionatori rombavano, lanciati a tutta forza come tir senza freni, nel tentativo di smorzare l’afa. Nonno Palmiro era l’unico essere vivente sulla strada. Gli altri, o partiti per il ferragosto, o inspiegabilmente spariti dalla faccia della terra.

“Qui si mette male”, pensò il povero vecchio. Le botteghe e i bar, i gommisti e gli orefici, le librerie e le ferramenta erano chiusi per ferie. Pensò dunque di incamminarsi verso il mega centro commerciale a forma di Colosseo di cui gli avevano parlato i nipoti. Distava qualche chilometro, ma con un po’ di pazienza l’avrebbe raggiunto. Lo riconobbe in lontananza dal grande albero di natale già acceso e dagli slogan pubblicitari che grandi casse sputavano sulla città. (…)

Continua?

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Una risposta a “Ho iniziato a scrivere un racconto (la storia di un “povero vecchio diavolo”…). Vado avanti?

  1. non è così male, dovresti continuarlo. all’inizio del racconto specificherei che sono i nipoti che gestiscono la sua misera pensione, e li descriverei un tantino.

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