Militari italiani ’occuperanno’ la Somalia: tra pirati, giacimenti di petrolio e traffico di rifiuti

Uomini dell’Esercito Italiano svolgeranno, a partire dai prossimi giorni, missioni antipirateria sul territorio somalo. La notizia è di pochi giorni fa: il sito ufficiale della Missione Atalanta ha comunicato l’autorizzazione dell’Unione Europea affinché le forze militari partecipanti possano effettuale operazioni antipirateria non più solo in mare (come era accaduto finora), ma anche in terra. La scadenza della missione è stata fissata per il 31 dicembre 2014.

Ma cos’è la Missione Atalanta? Si tratta dell’operazione navale dell’Unione Europea atta a prevenire e reprimere gli atti di pirateria marittima lungo le coste della Somalia (in sostegno alle Risoluzioni 1814, 1816, 1838 e 1846 adottate nel 2008 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).

Il suo mandato consiste nel proteggere le navi mercantili che transitano da e per il Mar Rosso. Inoltre i militari impegnati nella Missione Atalanta svolgono attività di scorta alle navi mercantili del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, incaricate di consegnare aiuti alimentari in Somalia.

Basti pensare che, solo negli ultimi anni, gli attacchi dei pirati a navi occidentali sono notevolmente aumentati. Per ricordare solo quelle italiane: l’8 febbraio 2011 è stata sequestrata la petroliera Savina Ceylin da 105.000 tonnellate di greggio. La nave è stata rilasciata solo a fine dicembre 2011. Il 27 dicembre è statasequestrata la nave Enrico Ievoli. Altro attacco lo scorso 15 gennaio alla cisterna Valdarno, sventato da una squadra della Marina Militare italiana dopo che l’equipaggio aveva dato l’allarme via radio.

Alla Missione Atalanta partecipano 17 paesi: oltre all’Italia, anche Germania, Belgio, Bulgaria, Croazia, Spagna, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Serbia, Svezia e Portogallo.

Se finora la Missione Atalanta si era limitata a operazioni in mare, talvolta con il supporto di elicotteri da guerra, l’autorizzazione dell’Unione Europea ad effettuare pattugliamenti e distruggere basi logistiche dei presunti pirati anche a terra rappresenta, per diversi osservatori, una vera e propria invasione della Somalia.

“Con la possibilità di operare all’interno del territorio somalo, sulle sue ‘spiagge’, si verifica un vero e proprio cambiamento del mandato di Atalanta – ha detto al quotidiano tedesco ‘Taz’ il deputato dei Grünen, Omid Nouripur – Dalla prevenzione degli atti di pirateria alle operazioni in una zona specifica d’intervento, questo è già un primo passo verso la creazione di una forza d’occupazione: nient’altro che una lucida follia”.

Afyare Elmi (docente di relazioni internazionali presso la Qatar University), intervistato da Al Jazeera, non ha esitato a giudicare “inefficace e inefficiente” la decisione di effettuare operazioni a terra. “Anche perché – ha proseguito – non risolve il problema dei rifiuti tossici trasportati in Somalia”. 

Quello dei rifiuti tossici è il filo che lega da anni Italia e Somalia. La stessa Ilaria Alpi – inviata a Mogadiscio per il TG3 – probabilmente aveva scoperto proprio un traffico di armi e rifiuti in cui anche l’Esercito e altre istituzioni italiane erano coinvolte. Ilaria Alpi fu uccisa il 20 marzo 1994 insieme all’operatore televisivo Miran Hrovatin. Sempre in Somalia circa un anno prima venne ucciso, durante un agguato, il sottoufficiale del Sismi Vincenzo Li Causi, informatore della giornalista proprio riguardo il traffico di illecito di rifiuti. La stessa Direzione Nazionale Antimafia ha denunciato recentemente il traffico di armi e rifiuti verso la Somalia. Non si può escludere, dunque, che all’interno delle navi dirette nel Paese africano siano presenti container di scorie: è la stessa magistratura a rivelarlo. Perché, dunque, il pattugliamento degli uomini della Missione Atalanta non cerca di scovare anche questo traffico? E’ sufficiente la repressione della Pirateria per rendere quella zona di mare sicura?

Del traffico di rifiuti tossici tra Italia e Somalia ha parlato anche un dettagliato rapporto di GreenPeace intitolato The Toxic Ships: the italian hub, the mediterranean area and Africa. 

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Ma oltre ai traffici illeciti di rifiuti e armi ci sono gli interessi economici delle multinazionali. Ad esempio la Total, che in un comunicato pubblicato sul suo sito internet lo scorso 21 settembre ha annunciato l’acquisizione di un pacchetto di azioni (pari a un totale del 40%) in cinque blocchi di esplorazione offshore nel bacino di Lamu, situato nel nord del Kenya, non distante dal confine con la Somalia. Proprio l’area marittima di fronte a Lamu è tra quelle predilette dai Pirati somali.

Anche l’Italia ha i suoi interessi da tutelare. L’Eni – il quinto gruppo petrolifero mondiale – possiede infatti giacimenti nel vicino Yemen. Anche per questo navi petrolifere del nostro Paese battono spesso il Golfo di Aden, “infestato” dai pirati: molti, non a caso, provenienti proprio dalla Somalia.

Si profila per l’Italia, dunque, l’ennesima missione militare all’estero. Se in Afghanistan siamo andati con il pretesto della democratizzazione del Paese e in Iraq intendevamo scovare armi di distruzione di massa, stavolta i nostri militari andranno a caccia di presunti pirati sulle coste somale. Un modo come un altro per non dire la verità sugli interessi economici nel Paese africano. In attesa, tra l’altro, che qualcuno metta fine al traffico di rifiuti che trasformano quell’area nella pattumiera dei Paesi industrializzati.

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