Oncologia, ortopedia, cardiologia. Guida agli ospedali pubblici migliori d’Italia

Scegliere gli ospedali migliori nei quali farci curare è, da qualche settimana, più facile. Se finora molto spesso ci si affidava al passaparola o al consiglio del proprio medico curante, ora finalmente è possibile regolarsi sulla base di dati oggettivi forniti dal ministero della Salute, nell’ambito del Programma Nazionale Esiti, condotto da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali).

I dati sono consultabili, ma non a tutti, su questo sito: per accreditarsi è necessario esser parte del Servizio Sanitario Nazionale. “Possono registrarsi – si legge – tutte le istituzioni nazionali, regionali e locali ed i soggetti erogatori accreditati del SSN”. Spazio anche ai giornalisti, ma solo a quelli iscritti all’albo. In ogni caso i funzionari del Programma Nazionale Valutazione Esiti si riservano la possibilità di non fornire le credenziali di accesso ai dati. In sostanza, dunque, non si tratta del massimo della trasparenza, visto che i cittadini sono praticamente tagliati fuori dalla consultazione di informazioni potenzialmente di vitale importanza. Libero accesso invece ai dati economici, con un utile raffronto tra spesa e finanziamenti ottenuti sal Servizio Sanitario Nazionale

Il periodico Focus, tuttavia, è riuscito ad accedere ai dati sulla qualità delle prestazioni sanitarie e successivamente a studiarli e renderli pubblici, fornendo inizialmente alcune considerazioni di carattere generale, successivamente invece una vera e propria “diagnosi” per tutte le patologie più diffuse in Italia. Gli esperti di Focus, innanzi tutto, sono arrivati a queste conclusioni:


1. Sono decine i reparti ospedalieri che curano un numero di pazienti troppo basso per mantenere un adeguato standard di qualità e sarebbero quindi, secondo il Ministero, da chiudere. Per esempio nel caso dell’infarto al miocardio, la Sacra Casa di Loreto, nelle Marche che cura 32 pazienti e ha una mortalità del 34%.
Oppure l’Azienda Ospedaliera di Bordighera, in Liguria, con 19 pazienti e una mortalità del 42,11%.

2. Le statistiche sull’infarto del miocardio (la maggiore causa di mortalità in Italia) dicono che in media il rischio di morire per infarto è del 10,95%. In altre parole muoiono quasi 11 pazienti ogni 100 ricoverati. Più della metà di questi, il 6,46%, avrebbero però potuto salvarsi se tutti gli ospedali avessero adottato le pratiche in uso nei reparti migliori. Infatti un pool di questi reparti top (tra cui, per esempio il Cervello di Palermo e il Sant’Andrea di Roma), presi a pietra di paragone, ha avuto una mortalità del 4,49%.
La differenza sta nella tempestività delle cure: nei reparti migliori l’85,11% dei pazienti viene sottoposto ad angioplastica entro 48 ore dal ricovero, contro solo il 30,67% della media italiana.

3. Gli ospedali pubblici (soprattutto al centro-nord) hanno in genere, sempre in campo cardiologico, dati migliori delle cliniche private, con alcune eccezioni: per esempio il Monzino di Milano o l’Aurelia Hospital di Roma. Anche al sud non mancano i reparti di eccellenza, come il presidio ospedaliero Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina o l’Ospedale Generale di Lentini in provincia di Siracusa).

4. La sanità italiana ha un ampio margine di miglioramento, e sta ai cittadini chiederlo, finalmente sulla base di dati certi, agli amministratori locali. Bisogna stimolare i medici perchè si aggiornino, ma anche costringere le associazioni scientifiche a occuparsi della qualità dei propri associati e le università a verificare che la qualità dell’insegnamento sia migliorata.

5. La stessa differenza fra la media e i migliori che c’è nella cura dell’infarto al miocardio, si ritrova nella terapia dell’ictus. Su oltre 66 mila casi ricoverati nel 2010, la media nazionale di mortalità è quasi del 10% contro il 2% tra i 1243 pazienti trattati nei centri migliori. Anche i dati sulla broncopneumopatia cronico ostruttiva sono dello stesso segno: la media della mortalità italiana (su 104 mila pazienti) è di 6,87% contro lo 0,06% tra i 2064 pazienti curati nei reparti di pneumologia migliori.

6. I pazienti italiani attendono in media 5 giorni perchè la loro frattura di femore venga curata, quando la ricerca dice che tutte le fratture dovrebbero essere curate entro 48 ore se si vuole evitare un aumento della mortalità.

7. Anche la chirurgia deve migliorare: sono ben 985 mila gli interventi chirurgici non oncologici effettuati nel 2010 in Italia. La mortalità media è stata del 2%: quasi tutte vite che avrebbero potuto essere risparmiate se le tecniche adottate dai reparti migliori (con una mortalità media dello 0,03%) fossero state estese al resto dei reparti.

8. Poi ci sono i risparmi prevedibili: i pazienti sottoposti a colecistectomia in laparoscopia sono ricoverati in media per 2 giorni in alcuni ospedali e per 7 giorni in altri e la media italiana per un intervento di colecistectomia laparotomica (cioè con l’incisione chirurgica) arriva addirittura a 10 giorni con punte molto elevate.

Di seguito troverete una lista delle principali patologie presenti in Italia. A fianco, oltre a un breve commento, potrete consultare la tabella con i dati ufficiali (fornita da Focus, che ne ha avuto accesso), con il dettaglio di tutte le strutture ospedaliere, regione per regione. I colori giallo, rosso e verde indicano rispettivamente prestazioni nella media, ampiamente sotto la media e ampiamente migliori della media. Il “benchmark” rappresenta il caso ideale: quello, cioè, nel quale le più recenti tecniche sono praticate con successo e la preparazione del personale è ideale. La “media italiana” rappresenta, invece, la “cruda realtà”. Buona consultazione.

– Infarto al miocardio (tabella dettagliata): si tratta del “grande killer”, visto che le probabilità di morire per questa patologia sono superiori al 10 per cento (10,95%). Esso è causato dal fatto che una delle arterie che riforniscono il cuore, le coronarie, viene ostruita da un grumo, o trombo. Le regioni più virtuose sono Lombardia, Veneto, Ligura, Emilia e Romagna, Umbria, Lazio, Basilicata e Sicilia, più la provincia di Bolzano, ma consultando la tabella, alla voce “mortalità a 30 giorni dal ricovero) è possibile verificare quelle strutture ospedaliere da bocciare (ad esempio l’Ospedale Civile Maggiore di Verona).

– Scompenso cardiaco (tabella dettagliata):  Lo scompenso cardiaco è un affaticamento del cuore, che non è più in grado di pompare sangue in quantità adeguata alle necessità. La causa di questa patologia sono altre malattie cardiache: ipertensione, anomalia delle valvole cardiache o malattia delle arterie coronarie che portano il sangue al cuore, miocardite, aritmie. Ma anche alcol e alcuni farmaci sono assai dannosi. I sintomi sono soprattutto mancanza di fiato o mancanza di forze e il gonfiarsi delle caviglie a riposo.

– Cardiochirurgia: bypass aortocoronarico (tabella dettagliata): Il bypass aorto-coronarico è uno degli interventi cardiochirurgici più comuni, perchè eseguito con lo scopo di “bypassare”, cioè di superare con una deviazione, le occlusioni delle arterie coronarie che portano il sangue al cuore. 
 Ahinoi, non tutti gli ospedali hanno fornito informazioni sul tasso di mortalità nella loro struttura.

– Pneumologia: BPCO (tabella dettagliata): si tratta della branca della medicina che si interessa delle malattie dell’apparato respiratorio. Nella fattispecie broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). La tabella tiene conto di due indicatori di qualità: la percentuale di mortalità nei 30 giorni successive a un ricovero con diagnosi di BPCO; la percentuale di pazienti che nei 30 giorni successive a una dimissione per BPCO sono stati nuovamente ricoverati perchè la malattia si è riacutizzata. I ricoverati nel 2010 sono stati 104 mila; la mortalità media italiana è stata del 6.87%.

– Neurologia: ictus (tabella dettagliata): Ictus in latino vuol dire, letteralmente, “colpo” e colpisce ogni anno moltissime persone. Nel 2010 sono stati ricoverati 66 mila pazienti; la mortalità media italiana è del 9,94%.

– Ostetricia: parti cesarei (tabella dettagliata):  Sono stati raccolti i dati relativi ai parti cesarei nelle donne alla prima gravidanza. Secondo gli esperti di Focus “In Italia, dopo una vigorosa campagna del ministero della Salute, la percentuale di cesarei nelle primipare è oggi del 28,34% ma nei reparti migliori la percentuale di cesarei nelle donne alla prima gravidanza è del 4,45%. 
In pratica, se le puerpere primipare italiane si fossero fatte ricoverare tutte nei reparti migliori (o se tutta l’ostetricia italiana adottasse le stesse pratiche delle ostetricie migliori) non si sarebbero praticati circa 120 mila cesarei, ma solo 19 mila, con un risparmio di oltre 100 mila incisioni chirurgiche, evitando i rischi che queste comportano (maggior rischio di finire in terapia intensiva), di infezioni ospedaliere, dell’analgesia, allungamento del post-operatorio ecc) ma anche con minori costi per la sanità pubblica”.

– Chirurgia oncologica: tumore al polmone (tabella dettagliata): sono stati raccolti  i dati relativi all’asportazione del tumore del polmone. Un intervento praticato in pochi centri in Italia: l’Istituto dei tumori di Milano è quelo che spicca nettamente per la qualità degli interventi. In particolare è stato preso in esame il quinquennio 2006-2010 per poter avere un numero più elevato di casi.

– Ortopedia: chirurgia della frattura di tibia-perone (tabella dettagliata): spiega Focus: “L’indicatore di corretta pratica ortopedica riguarda i tempi di attesa fra la diagnosi e l’intervento chirurgico di ricomposizione. Analizza 11.122 ricoveri per frattura di tibia e/o perone che imponevano l’intervento chirurgico, effettuati fra il 1 gennaio 2005 e il 30 novembre 2010. Come sempre il numero di interventi effettuati nelle singole strutture è una informazione utile sia per il cittadino, per scegliere chi ha maggiore esperienza, sia per gli amministratori pubblici per decidere come indirizzare le sempre più magre risorse. Il volume annuo necessario per una buona qualità non può essere inferiore a 51 casi l’anno. Ma oltre 9 mila cittadini sugli 11 mila totali sono ricoverati in strutture che trattano meno di 51 casi l’anno.

– Ortopedia: artroscopia del ginocchio (tabella dettagliata):  si tratta di una procedura mini-invasiva usata per visualizzare dall’interno l’articolazione del ginocchio. Serve a effettuare diagnosi, ma anche a praticare interventi chirurgici sull’articolazione. In particolare in artroscopia è possibile riparare le lesione del menisco o dei legamenti crociati.

– Ortopedia: chirurgia del collo del femore (tabella dettagliata):  sono stati raccolti i dati riguardanti la frattura del collo del femore negli anziani ultra 65enni verificatesi nell’arco di 6 anni: si tratta, in genere, di un evento traumatico dovuto all’impoverimento dell’osso (osteoporosi senile). Di questa frattura si può morire, se tra la diagnosi e l’intervento trascorrono troppi giorni.

– Cardiochirurgia: valvuloplastica e sostituzione di valvole cardiache (tabella dettagliata): si tratta della sostituzione o riparazione di una valvola cardiaca, che nel 2010 ha coinvolto 14 mila pazienti. La mortalità media italiana è del 3,17%, cioè 3 pazienti ogni 100 interventi. I tassi di mortalità vanno a un minimo di 0,32% dell’Hesperia hospital di Modena a un massimo di 14,6% della Casa di cura mediterranea di Napoli.

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