La Resistenza nel Piceno: cosa era la Rat Line

La rat-line era un percorso che attraversava l’Appennino marchigiano e abruzzese ed era costituita da una serie di capisaldi, di postazioni sicure vigilate da partigiani, i quali aiutavano gli antifascisti e i prigionieri di guerra a raggiungere le linee alleate, dando loro assistenza, fornendo alimenti, medicinali e guide. Era chiamata rat-line (linea del sorcio) perché era tutta spezzettata e fatta a zig zag proprio come i balzi a zig zag che fa il topo per sfuggire al gatto. La linea univa MONTALTO MARCHE eGUARDIAGRELE. Il tragitto era, con qualche variante, Montalto Marche, Castignano, Offida, Appignano del Tronto, Castel di Lama, Faraone, Bellante, Castellalto, Castelli, Penne di Pescara, Loreto Aprutino, Pianella, Civitacquata, Civitella Casanova, Villa Celiera, Carpineto, Nocciano, Manoppello, Casale in Contrada, Rocca Monte Piano, Fara Filiorum Petri, Guardiagrele. La formazione che coordinava le guide della rat-line si era costituita verso la metà di novembre del 1943 e rimase in funzione sino alla liberazione, nel giugno del 1944. I comandanti che si succedettero alla guida furono il tenente Ugo Uguccioni Ranieri (da novembre alla fine del 1943), il tenente Nanni Giovanetti (dal gennaio 1944 al 10 marzo 1944) e infine il capitano Luigi Stipa (da marzo fino alla liberazione).

   Nella zona di Montalto, Offida, Appignano e Castignano venivano raggruppati i POW, ossia i prigionieri fuggiti dai campi di concentramento dopo l’8 settembre, i quali portavano stampigliata sulle giacche e camice la sigla Pow che significava “prisonier of war” che avrebbe dovuto proteggerli da ogni offesa, garantendo loro contemporaneamente il diritto alla fuga. In realtà erano braccati sia dai tedeschi che dai fascisti, per questo le formazioni partigiane li accompagnavano verso la linea del fronte in modo da potersi ricongiungere con gli alleati. La fuga riusciva grazie ad un sistema perfetto di collegamenti, sia con apparecchi radio che attraverso l’impiego di staffette, tra un caposaldo e l’altro. Se le guide segnalavano incidenti, come ad esempio la cattura da parte dei tedeschi, la linea si interrompeva. La radio clandestina concordava con gli alleati le modalità del passaggio, i tempi della marcia, le eventuali offensive. Sbagliare anche di poco significava mandare all’aria tutta l’organizzazione. L’arrivo era a Guardiagrele, su un costone, da un lato c’erano i tedeschi e dall’altro gli alleati. La linea del fronte non era continua come un trinceramento della prima guerra mondiale, ma era fatta di postazioni e l’abilità era nel riuscire a passare dall’una all’altra, e il capitano Stipa riuscì a coordinare perfettamente tutti i movimenti, portando a termine sedici missioni e facendo rientrare nelle linee alleate centinaia di uomini.

Tratto da: http://www.storiamarche900.it/main?p=storia_territorio_rat-line

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