Quando Grillo difendeva Bossi (indagato per truffa): “Non c’è nessuna inchiesta, è un complotto”

Ieri i militari della Guardia di Finanza hanno consegnato a Umberto Bossi un avviso di garanzia. L’accusa è quella di truffa ai danni dello Stato per un totale di circa 18 milioni di euro.

Tutti soldi di proprietà della Lega, certo, ma tutti provenienti dai rimborsi elettorali e poi utilizzati, secondo le contestazioni dei PM Roberto Pellicano e Paolo Filippini, per fini privati e non politici. Nei rendiconti fiscali della Lega Nord atti a richiedere il rimborso elettorale, infatti, oltre alla firma del tesoriereBelsito ci sarebbe quella di Umberto Bossi. Che, dunque, era perfettamente a conoscienza dei movimenti economici dalle casse della Lega a quella della “Family”.

La moglie del Senatur, infatti, avrebbe ricevuto almeno 300mila euro da Belsito da destinare alla scuola Bosina, da lei fondata a Varese. Rosy Mauro avrebbe invece ricevuto ingenti somme per il sindacato padano Sinpa.Renzo Bossi avrebbe acquistato una laurea (a sua insaputa, come di consueto ultimamente) nell’università albanese di Kristal. Riccardo Bossi avrebbe saldato dei conti “privati” (comprese spese legali) con il denaro del partito.

Piergiorgio Stiffoni deve rispondere di peculato: avrebbe usato per sé il denaro depositato sul conto del gruppo a Palazzo Madama. Ma la lista di ipotesi di realto è lunga e riguarda anche presunti finanziamente allaGuardia Padana tra il 2008 e il 2011.

Ebbene, Umberto Bossi, i figli e il resto dell’allegra combriccola si sono affrettati a dichiararsi estranei a tutte le accuse. Ma oltre a loro, chi è rimasto a difenderli? Non di certo Roberto Maroni, che in un post su Facebook è sembrato lapidario (vedi foto sotto).

No, a difendere la famiglia Bossi è stato nelle ultime settimane Beppe Grillo. Bastonatore di tutti i partiti, fustigatore dei politici ladri e corrotti senza nessuna distinzione, il comico genovese, mentore e ispiratore (anzi, proprietario legale) del Movimento 5 Stelle è stato l’unico a non vedere gli scandali della Lega Nord. Milioni di euro pubblici utilizzati per scopi privati? E chissenefrega. “E’ tutto un complotto”, ha più volte gridato Grillo prima delle elezioni amministrative che l’hanno visto trionfare.

Ai più smaliziati osservatori è parso un modo come un altro per corteggiare l’elettorato leghista. Grillo, invece, dichiarava sicuro: “Vogliono fare fuori i dissidenti. Ora tocca a Bossi, poi sarà la volta di Vendola. Con me hanno già iniziato”.

Insomma, l’uomo indagato per una truffa allo Stato da 18 milioni di euro non sarebbe che un povero martire caduto per la rivoluzione contro i “poteri forti”. Se non credete che Grillo abbia difeso Bossi per settimane guardate la carrellata di video in basso.

“Nei confronti della Lega non c’è una denuncia, non c’è un avviso di garanzia. La magistratura non ha ravvisato nessun reato. Eppure sono stati disintegrati. Erano l’unica opposizione a questo governicchio e li hanno fatti fuori. Il prossimo sarà Di Pietro. Poi sarò io…”.

“La Lega è stata fatta fuori. Bossi piangeva, col figlio (e qui Grillo fa il verso a Bossi che piange). Ma non c’è neppure un avviso di garanzia, un reato. L’hanno fatto fuori perché era l’unica opposizione in parlamento. Ora hanno fatto lo Stesso con Vendola, poi toccherà a Di Pietro. E poi indovinate a chi toccherà…?”. Già, indovinate un po’…

 

Insomma, il fondatore del Movimento 5 Stelle rifiuta i rimborsi elettorali, ma sembra non accorgersi dellamaxi truffa operata dalla Lega Nord e dalla dinastia Bossi. A 24 ore dalla cosegna degli avvisi di garanzia registriamo che Grillo non ha ancora fatto un passo indietro. Che sia ancora convinto del complotto…?

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