Appunti sul film “On The Road”

Quando avevo vent’anni scoprii la Beat Generation. Lessi On The Road, l’avventura di un gruppo di giovani scrittori americani “vagabondi” (Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William S. Burroughs, Neal Cassady, Gregory Corso), da est a ovest del Paese, mentre nel frattempo sbocciava il jazz e le prime idee “hippy” germogliavano. Mi innamorai di Kerouac, di cui lessi tutti i romanzi. Poi di Ginsberg, di cui conservo gelosamente il capolavoro “Jukebox all’idrogeno”.

Ieri sono stato a vedere il film “Sulla strada”. Mi è piaciuto per come, abbastanza fedelmente, ha tradotto sulla pellicola le immagini che il romanzo mi aveva regalato. Credo, tuttavia, che sia mancata completamente la parte più “ideologica” e politica. Dean, Sal, Carlo e compagnia vengono presentati come una banda di giovani sognatori, ma molto “leggeri”: fanno sesso dalla mattina alla sera, usano droghe, bevono. Poco altro.

In realtà i beatnik erano uomini in un’America alle prese con gli inizi della Guerra Fredda, con la lotta al comunismo e la repressione: un mondo senza speranze e senza futuro. La società in cui erano costretti a vivere era percorsa da mille contraddizioni: minacciata costantemente dal rischio di un conflitto nucleare, trainata da una parte dal consumismo sfrenato e dall’altra da modelli di vita conformistici. Il senso di disagio e d’angoscia stringeva le coscienze di quei giovani a tal punto che in molti rifiutarono in blocco la società moderna, estraniandosi da tutto e chiudendosi in un mondo esclusivo, con un atteggiamento che non mirava ad abbattere le istituzioni ma semplicemente a negare la falsità della comunità ed evadere gli schemi sociali. Per questo i beatnik viaggiavano ininterrottamente su mezzi fortuna, come i camion o i vagoni merce. Per questo sperimentavano le droghe. Per questo vivevano spesso insieme ai vagabondi: uomini, come loro, estranei dal processo di crescita (eccola, la crescita di cui si parla anche oggi) che coinvolgeva l’america. I beatnik sceglievano di rimanere fuori da quel mondo. Lo combattevano, per quel che potevano, scrivendo romanzi e poemi.

Tutto questo nel film manca. La sofferenza di quei giovani americani viene appena sfiorata. E’ completamente assente il contesto storico e chi non ha letto il libro è portato a pensare che quei giovani non siano altro che degli sbarbatelli “ribelli per forza”, e non invece un gruppo di scrittori che avrebbe contribuito a cambiare l’america.

“A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno «Oooooh!»”. On The Road

 

“Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate della mia nude isteriche,

trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa,

hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte,

che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz,

che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette

che passavano per le università con freddi occhi radiosi allucinati di Arkansas e tragedie blakiane fra gli eruditi della guerra,

che venivano espulsi dalle accademie come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del teschio,

che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate, bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro,

che erano arrestati nelle loro barbe pubiche ritornando da Laredo con una cintura di marijuana per New York,

che mangiavano fuoco in alberghi vernice o bevevano trementina nella Paradise Alley, morte, o notte dopo notte si purgatoratizzavano il torso

con sogni, droghe, incubi di risveglio, alcool e uccello e sbronze a non finire,

incomparabili strade cieche di nebbia tremante e folgore mentale in balzi verso i poli di Canada & Paterson, illuminando tutto il mondo immobile del Tempo in mezzo… ” Urlo, Jukebox all’idrogeno, Allen Ginsberg

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2 risposte a “Appunti sul film “On The Road”

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