Quando I Cavalieri dello Zodiaco erano i miei eroi

E’ successo che sono tornato a casa dopo una giornata di lavoro veramente dura, con le notizie sul terremoto che si rincorrevano. Otto morti, dieci, 13, 15, 16. E’ successo che sono tornato a casa e ho avuto bisogno di leggerezza, di mandare la testa altrove (come dice NewGiramundo) allora mi sono messo a cercare roba della mia infanzia.

Guardavo poca tv, ma non potevo perdermi I Cavalieri dello Zodiaco e Holly e Benji. I primi erano in assoluto i miei eroi. Ricordo che un anno, all’epifania, mi svegliai all’alba e andai a guardare sotto il camino. C’erano due pacchetti, uno per me e uno per mio fratello. Sul mio c’era scritto “Davide”, e un messaggio, un avvertimento: “Mi raccomando, fai sempre il bravo. Non far arrabbiare babbo e mamma. La befana”. Presi alla lettera quelle parole per un po’, temendo un sacco di carbone l’anno seguente.

Il regalo era Fenis, la fenice, il mio personaggio preferito. Una statuetta di plastica con l’armatura. Mio fratello ricevette Andromeda. I due, se non ricordo male, erano rivali, ma finirono per coalizzarsi. Io e mio fratello ci coalizzammo.

Ho rovistato decine di volte in soffitta anni dopo ma non sono mai riuscito a trovare quella statuetta, né quella del “socio”. Darei un piede per riaverla, davvero… Mi domando chi possa aver gettato quel tesoro inestimabile, quell’eroe epico. Altro che Che Guevara, anni dopo. Fenix non liberava Cuba. Fenix ci salvava tutti, tutti, dalle tenebre, dal male assoluto.

D’estate poi c’erano Holly e Benji. Li guardavo tornando dalla colonia, mare o montagna, e siccome avevo energie da svendere appena finita la puntata correvo al campetto sotto casa. Un campetto di terra, con delle buche da Parigi-Roubaix e i ciuffi d’erba selvatica alti un palmo. Il campetto era lungo e stretto. Sembrava un campo da bocce, ma in dieci si giocava bene e le partite non duravano mai meno di due ore e mezzo, perché eravamo pieni di polmoni e il fiato non finiva mai. Poi c’era il “giretto”. Poi c’erano i rigori. Il pallone spesso usciva dal campo e finiva nel fosso, che solo chi conosce Offida sa cosa vuol dire. Ah, dopo la partita c’era il nascondino, ed il nostro territorio era sconfinato, ed è stata l’unica volta, e l’ultima, che abbiamo potuto sperimentare l’utopia dell’assenza di frontiere. Solo chi ha giocato a nascondino in campagna sa cosa intendo.

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