Archivi del mese: dicembre 2012

Solidarietà a Barbara D’Urso

Schermata 11-2456259 alle 14.07.07-2Solidarietà a Barbara D’Urso, attaccata dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio Bruno Tucci per l’intervista di ieri a Silvio Berlusconi. Intervista brutta, grezza, con domande  a dir poco imbarazzanti: la più scomoda dev’essere stata quel “Presidente, mi si è fidanzato” al quale Papi ha risposto “Sì”, senza esitare.  Silvio ha finalmente messo la testa a posto.

Solidarietà a Barbara D’Urso, improvvisamente diventata agli occhi dell’ODG un cattivo esempio di giornalismo. “Quanti sono – chiede Tucci – i giornalisti di Mediaset? Voglio dire tra Canale 5, Rete 4 e Italia 1? Piu’ di cento, piu’ di duecento? Non lo so. Comunque tanti e tutti bravi, se non eccellenti. E molti di questi iscritti all’Ordine del Lazio che ho l’onore di presiedere. Ebbene, come mai l’ex premier Silvio Berlusconi è stato intervistato lungamente nel pomeriggio di domenica da una presentatrice, bravissima nel suo lavoro, ma assolutamente estranea al nostro mondo?“. Come fosse la prima volta che un “estraneo al mestiere” realizza un’intervista.

E ancora, Tucci prosegue: “Che cosa ne pensano i colleghi, come ad esempio Clemente Mimun, direttore del Tg5, e cioè della testata che spesso riesce a superare negli ascolti persino il Tg1? Non ritiene che questo sia uno schiaffo non solo a lui, ma a tutti i redattori del suo telegiornale? Come presidente dell’Ordine del Lazio (che insieme con la Lombardia ha il maggior numero di iscritti) protesto in modo vibrato rivolgendomi anche al segretario ed al presidente della Federazione della Stampa (il nostro sindacato), affinché violazioni del genere non si ripetano mai più in futuro, alla vigilia di un’aspra e delicata campagna elettorale”.

Solidarietà a Barbara D’Urso, perché l’Ordine dei Giornalisti la considera incapace al cospetto dei “draghi” di Mediaset: come non inchinarsi di fronte alle inchieste di Studio Aperto o del TG5? Come non invidiare a queste testate il lavoro “scomodo” alla ricerca di balene spiaggiate, tanga brillantinati, cani  parlanti. Oppure le coraggiose interviste finora fatte a squali del calibro di Mario Monti, Mario Draghi, Pierluigi Bersani. Bene, solidarietà a Barbara D’Urso perché io non la considero meno “graffiante” di Clemente Mimun, Mario Giordano e Paolo Liguori. Cani da guardia di questo brandello di carne che è diventato la democrazia. Cani che al brandello ogni tanto staccano un pezzo.

Solidarietà a Barbara D’Urso, quindi, anche perché il suo lavoro è stato encomiabile al confronto di quello di tanti altre reporter “embedded”. In fondo l’ha ammesso lei stessa: “Sono una di famiglia”. Un applauso alla sincerità. Solidarietà, perché c’è qualcuno che pensa che Bruno Vespa, giornalista professionista, sarebbe stato più professionale in un’intervista a Berlusconi. E anche perché l’altro lato della medaglia ci propone, magari, quel Floris antiberlusconiano Doc, ma ligio alla logica del bipolarismo, che mai in una sua trasmissione si è scomodato ad invitare qualche voce radicalmente fuori dal coro. Se non sei del Pdl, sei del Pd. Per non parlare del giornalista professionista  Claudio Pagliara, che da un lussuoso hotel di Tel Aviv ci ha fatto sapere che Israele innaffiava con fosforo bianco i cittadini di Gaza per “legittima difesa”.

Solidarietà a Barbara D’Urso, perché almeno qualche domanda l’ha fatta. Oltre un anno fa il quotidiano La Repubblica ci propinò le virtù salvifiche di un signore  di nome Mario Monti, che in meno di 400 giorni è riuscito ad abbattere, insieme allo spread, molti diritti dei cittadini, conquistati in un secolo di lotte. Così curarsi costerà di più, studiare anche. Lavorare in fabbrica a 1200 euro al mese sarà un lusso. Si potrà godere della pensione a 70 anni, già vecchi e malati, mentre i giovani continueranno a spedire curriculum inutilmente ovunque. E anche il debito pubblico è aumentato, perché Super Mario ha dovuto finanziare le banche greche e spagnole coi nostri soldi. Ma da Ezio Mauro quante critiche a Monti avete letto sul suo quotidiano?

E chissà chi sono i giornalisti professionisti, iscritti all’Ordine, di cui l’ex dirigente dell’Eni Scaroni dice: “Da quel che ho potuto verificare di persona l’Eni paga molti giornalisti attraverso le consulenze ed alcuni addirittura li aiuta a sistemarsi, a fare carriera nei giornali ed in televisione in modo che poi abbiano un occhio di riguardo”. E poi: “Pensi che i più importanti quotidiani italiani inviano anticipatamente all’ufficio stampa dell’Eni gli articoli che riguardano l’azienda”. 

Insomma, solidarietà a Barbara D’Urso. Al confronto con certa gente, che l’Ordine dei Giornalisti difende a spada tratta, è una con due palle così.

Annunci

Il ritorno di Berlusconi e il porno-party ad Arcore

arcore_villa_berlusconiR400

ARCORE  – Il presidente arriva sorridente, come ai bei tempi: indossa un pullover nero, pantaloni di velluto e ciabatte di pelle umana rialzate. Discende l’ampia scalinata, tenendo tra le mani un vassoio d’argento contenente una dozzina di Calippo.

Ad attenderlo nell’ampio salone, con lo sguardo da cagne affamate, sta un gruppo di ragazze. La più anziana avrà 35 anni. La più giovane 15, ed è sua figlia. Al bando le traditrici che negli ultimi tempi l’hanno dato per morto, o infangato ai processi: stavolta a Emilio Fede è toccato smanettare su un sito di incontri per scapoli e dare un generico appuntamento a Piazza Loreto a tutte di in cambio di un posto al catasto, o alla Conad. I tempi delle vacche grasse sono finiti: il Presidente ha capito che ad esser troppo buoni si passa per fessi, e momentaneamente ha sospeso le assunzioni come soubrette, o le candidature nelle liste del partito. La fedeltà sarà il banco di prova per future carriere rampanti.

La tutor delle fanciulle è Mara Carfagna, garante delle pari opportunità di tutte le presenti. Il Presidente si è consultato con il suo staff e ha deciso che dentro ogni Calippo fosse depositata una spilla d’oro, a forma di farfallina, da donare a tutte le astanti, che avrebbero dovuto consumarlo prima con fare provocante, poi catturare il prezioso dono.

“Ringrazio gli amici di sempre – attacca il Presidente – per aver organizzato questa festa, in onore alla mia discesa in campo”. Nella sala si alza un applauso. Seduti come chierichetti lungo le pareti, stanno Cicchitto, Gasparri, Capezzone e Lele Mora. Alfano è stato messo in castigo in un angolo, a riempire tre quaderni scrivendo di seguito “io non sono nessuno”. “I comunisti sono stati anche stavolta preziosi alleati. Grazie a loro potremo promettere di abbattere l’auterità e tornare alla prosperità. Come nel 2001 potremo promettere meno tasse per tutti e incolpare i nostro soci del PD dei disastri dell’ultimo anno”.

Quando la festa entra nel vivo le 12 donzelle si trascinano, ubriache fradice, in uno spogliatoio. La solerte Carfagna consegna loro delle maschere: c’è Monti e c’è la Merkel, alle quali è stato ordinato di pomiciare senza interruzioni. Ci sono Bersani e Casini, che dovranno ballare insieme intorno a un palo. Ci sono Napolitano e Ingroia, col primo che brandisce un frustino sulla schiena del magistrato. Poi ci sono un poliziotto e un manifestante, e il primo dovrà bastonare il giovane. Su tutto questo, una fanciulla mascherata da Luca Telese commenterà che la violenza “è da stronzi”.

Intorno al tavolo gracchiano le risate dei “colonnelli”. Gasparri brandisce una bandiera del fascio. Cicchitto getta sul tavolo un volume de Il Capitale, sul cui fianco ha scritto “W la figa”. Alfano piange, nel solito angolino. Ci sono altri invitati, che non riconosco. Osservano, e mentre con la mano destra afferrano polpacci e caviglie delle ragazze, con la sinistra si toccano eccitati. Tutta la sala puzza di carne sudata. L’aria è irrespirabile e ammorbata dall’orchestra di Umberto Smaila.

Io assisto a tutto questo. Immobile, silenzioso. La mia immagine riflessa sullo specchio è un volto pallido, madido di sudore. Vedo il Presidente afferrare la mano di madre e figlia, poi alzarsi e dirigersi verso una porta, sorvegliata da due corazzieri dei carabinieri. Veri, non in maschera. Lo vedo entrare, spingere le due su quello che deve essere il letto di Putin, poi ingoiare delle compresse, pettinarsi e capelli trapiantati e iniziare a spogliarsi. Lo sento promettere un posto fisso all’Ipercoop di Brescia e una laurea in scienze della comunicazione. Le donne hanno il rossetto sbavato: sono vestite squallidamente, con una sorta di boa intorno al collo e biancheria intima consumata, sgualcita, e piangono. Sognavano qualcosa di più di una laurea e un’assunzione da cassiera. Sognavano di sistemarsi, finalmente. Vedo il presidente sfilarsi il pullover, poi precipitare dalle pantofole di pelle umana, togliersi i pantaloni e mostrare alle due, terrorizzate, le mutande con la scritta laccata d’oro “Mi consenta”, sul davanti e ricamate le iniziali S.B. L’uomo ha il ventre flaccido, le gambe rinsecchite, e quando si avvicina al letto inciampa nel tappeto (una pelliccia di leone)…

A scuotermi dall’incubo è la sveglia del mio cellulare. L’Internazionale comunista:

In piedi, dannati della terra,
In piedi, forzati della fame!
La ragione tuona nel suo cratere,
È l’eruzione finale.
Del passato facciam tabula rasa,
Folle, schiavi, in piedi! In piedi!